Laurea liv.I di Alberto Giustiniano

Anno: 2009-10
Università: Università degli Studi di Torino
Facoltà: LETTERE E FILOSOFIA
Relatore: Pier Paolo Portinaro
 

Contratto e convenzione. Due percorsi della filosofia politica moderna

L'esigenza che abbiamo di spiegare in che modo, e per quale motivo, l'uomo sceglie di vivere insieme ai propri simili dando origine alla più complessa e affascinante delle sue invenzioni, lo Stato, nasconde un esigenza più profonda: cercare di comprendere noi stessi. Per questa ragione ho deciso di occuparmi delle teorie politiche di Thomas Hobbes (1588-1679) e David Hume (1711-1776), a cui si deve l'introduzione di due concetti fondamentali per la storia della filosofia politica: contratto e convenzione. L'impostazione dell'opera privilegia l'analisi ricostruttiva delle argomentazioni dei due autori, piuttosto che una ricostruzione storico-filologica dei testi. Tutto ciò, inoltre, non può prescindere dal riferimento alle tematiche sviluppate nel dibattito contemporaneo su questi due autori, dunque, la chiave interpretativa che utilizzerò sarà quella esposta da Tito Magri nei suoi studi. La teoria politica di Hobbes partendo da una peculiare riflessione antropologica che mette in evidenza la natura egoistica degli individui, ipotizza uno stato di guerra precedente ad ogni organizzazione sociale dove tutto è permesso e da cui è necessario uscire ma, data l'impossibilità di far convergere spontaneamente l'interesse individuale con l'interesse comune risulta indispensabile trasferire ad un autorità esterna questo diritto su tutte le cose che gli individui possiedono attraverso un contratto tra essi. Tale contratto permette di uscire dallo stato di guerra e costituire una società organizzata e complessa. Per il filosofo scozzese, invece, la convergenza dell'interesse particolare verso l'interesse comune, generata dalle regole della giustizia, non ha come obiettivo l'uscita dallo stato di natura hobbesiano ma quello di risolvere un problema di coordinazione, che gli individui incontrano nel perseguire il proprio interesse particolare. Non vi è quindi un atto specifico che determina il passaggio da una situazione pre-sociale alla costituzione di una società organizzata ma tale passaggio avviene gradualmente attraverso un processo evolutivo. Dall'analisi delle teorie politiche di Hobbes e Hume emergono diversi problemi di coerenza interna: l'obiezione dello Stolto mostra l'impossibilità razionale della stipula del contratto nelle condizioni descritte dello stato di natura per questo la teoria cade in un circolo vizioso dove il fine del patto diventa la condizione fondamentale per la sua stessa possibilità. La convenzione, invece, presuppone che gli individui posseggano una serie di informazioni sugli altri, e su quelli che sono i loro interessi, per poter cooperare in maniera coordinata ma il problema sta proprio nel fatto che l'architettura razionale della teoria di Hume non permette una conoscenza di questo tipo riguardo agli altri individui, perché tali informazioni non possono essere acquisite attraverso il tipo di relazioni descritte dalla teoria; per mancanza di informazioni gli individui non possono accedere razionalmente agli equilibri della convenzione. Le teorie politiche di Hobbes e di Hume mostrano, dunque, come il contratto e la convenzione, siano due interessanti percorsi da intraprendere per tentare di costituire una teoria che spieghi l'origine della società, ma che allo stesso tempo presentano, almeno nella formulazione datane da questi due autori, dei limiti importanti di coerenza interna non riuscendo a fornire in maniera esaustiva una teoria che spieghi il formarsi di una società organizzata.

 
 
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