Tesi di Laurea di Gabriele Cardinale

Anno: 2009-10
Università: Università degli Studi di Torino
Facoltà: LETTERE E FILOSOFIA
Relatore: Massimo Valerio Vallerani
 

I diritti di cittadinanza ad Alba tra XII e XIII secolo: gli strumenti dei "cittadinatici"

In questo lavoro è stata analizzata la tipologia e la natura di questi atti di cittadinatico e di abitacolo, utilizzando le fonti del Rigestum, descrivendone le forme, gli utilizzi e gli effetti nella politica territoriale albese, comparando anche la situazione politica, del periodo compreso tra XII e XIII secolo, di importanti realtà comunali della regione (Asti, Vercelli, Ivrea, Novara, Chieri). A cavallo tra Duecento e Trecento la città di Alba, comune del Piemonte meridionale, situato tra i fiumi Stura e Tanaro con alle spalle le colline delle Langhe e del Roero, cerca di ampliare la propria egemonia politica e di consolidare il proprio territorio a livello giuridico ed amministrativo. Per realizzare questo intento gli Albesi utilizzano lo strumento giuridico degli atti di cittadinatico, favorendo l'inurbamento e l'entrata in città di genti provenienti dal contado, artigiani, rustici, militi ed alcuni esponenti delle classi nobiliari della regione con cui concludono anche importanti accordi militari e commerciali. I diritti di cittadinanza concessi tramite i cittadinatici prevedono alcune clausole per i nuovi inurbati, che possono di volta in volta riguardare agevolazioni fiscali (esenzione decennale o ventennale dal pagamento del fodro, utilizzo dei diritti di mercato, esenzioni dai pedaggi), prestazioni di tipo militare (cavalcate, costruzioni di fossati o altre opere di difesa, guardie) oppure l'obbligo di acquisto di una stalla, sedimi, una casa o parti di essa (carte di abitacolo). Gli atti di cittadinatico, contenuti nel registro comunale redatto dai notai albesi detto Rigestum comunis Albe a partire dal 1215, sono di tipo collettivo, individuale e politico e vengono promossi ed utilizzati dal Comune in 5 fasi, dal 1193 fino al 1270 circa: in questo periodo, solo per citare alcuni esempi, gli Albesi concludono importanti accordi con le maggiori famiglie signorili della regione e le loro clientele nobiliari (Marchesi di Monferrato, Conti di Biandrate, Marchesi di Saluzzo, Marchesi del Carretto, Marchesi Lancia, Marchesi di Ceva, domini di Bra, domini di Revello, domini di Monforte, domini di Manzano, Sarmatorio e Monfalcone, castellani dell'Astisio ecc"), con gli uomini delle ville vescovili del presule albese Ogerio (Roddi, Piano, Verduno, Guarene, Rodello), con uomini soggetti alla giurisdizione di potenti abbazie (Serra San Pietro, Pollenzo), con potenti città vicine (Asti, Alessandria, Albenga, ecc"). La capacità albese di modulare le proprie norme istituzionali e di adattarle alle situazioni contingenti politico-territoriali che il comune si trovò ad affrontare nel corso dei decenni, garantì e favorì una certa autonomia ed un peso politico e giurisdizionale adeguato ad Alba almeno fino all'epoca angioina, considerando l'handicap delle ridotte dimensioni del suo posse comunale rispetto ad entità di potere signorile e comunali più consolidate, radicate nel territorio e di più antica tradizione.

 
 
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